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Cinema e Psicologia: Shutter Island (2010)

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In Shutter Island Andrew preferisce farsi lobotomizzare pur di sfuggire alla realtà così traumatica. Il vissuto è incompatibile con gli schemi centrali riguardanti la sua identità. L’unica via d’uscita possibile per proteggersi è la fuga nel delirio.

 

Shutter Island

Diretto da Martin Scorsese, con Leonardo DiCaprio, Mark Ruffalo, Ben Kingsley, Michelle Williams, Emily Mortimer e Max Von Sydow. Drammatico. USA 2010. Basato sul romanzo di Dennis Lehane.

 

Trama

Nel 1954 due agenti federali, Teddy Daniels e Chuck Aule, vengono inviati a Shutter Island per investigare sulla scomparsa di un’infanticida, Rachel Solando, residente presso l’istituto mentale Ashecliffe. Il direttore dell’istituto, Cawley, e gli infermieri affermano che la madre assassina è svanita nel nulla senza lasciare alcuna traccia. L’agente Daniels nutre forti sospetti sulla versione fornita e sul modo di condurre l’ospedale.

Le indagini sembrano arrivate alla conclusione, ma un uragano impedisce ai due agenti di lasciare l’isola. Nel prosieguo dell’investigazione emergono particolari sempre più inquietanti, mentre Daniels continua ad avere delle visioni relative alle sue esperienze di guerra contro gli ufficiali nazisti e alla moglie defunta. Il finale rivela che Teddy è, in realtà, Andrew Laeddis in cura da due anni con il dottor Sheehan, l’uomo che egli pensava fosse il suo collega Chuck, per aver ucciso sua moglie, affetta da psicosi maniaco depressiva dopo che lei aveva affogato i loro tre figli. Il dolore per l’accaduto ha portato Andrew a costruire un mondo parallelo.

Il dottor Sheehan e il dottor Cawley, hanno deciso di simulare la situazione per riportare il paziente alla realtà. Quando Andrew si ricorda del passato sembra ormai guarito, ma poco dopo si rivolge al dottor Sheehan chiamandolo Chuck. Cawley decide di lobotomizzarlo e Laeddis prima dell’intervento chiede al dottor Sheehan: «Cosa sarebbe peggio? Vivere da mostro o morire da persona perbene?».

 

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Motivi d’interesse

In Shutter Island Andrew preferisce farsi lobotomizzare pur di sfuggire alla realtà così traumatica. Il vissuto è incompatibile con gli schemi centrali riguardanti la sua identità. L’unica via d’uscita possibile per proteggersi è la fuga nel delirio.

In buona parte del film non è possibile comprendere se Laeddis è un falso agente, come del resto spesso capita con i pazienti deliranti, soprattutto i paranoici, che strutturano un pensiero lucido, logico, coerente, capace di previsioni che si autoconfermano. Riescono ad ingannare non solo se stessi, ma anche persone che interagiscono con loro, avvocati, terapeuti, amici e parenti.

Nella narrazione cinematografica si sovrappongono i temi dell’esperienza del paziente con quelli della simulazione. La donna scomparsa è stata ricoverata per aver ammazzato i suoi tre figli, proprio come la moglie di Andrew. Sull’isola viene a sapere che si compiono esperimenti umani ciò che in effetti stanno facendo i medici nei suoi confronti, nell’ospedale vengono utilizzati psicofarmaci per cercare di ottenere e gestire il controllo mentale e Andrew è trattato farmacologicamente, l’ostilità dei medici e degli infermieri si innesta in questa cornice e completa il quadro.

La realtà è stata effettivamente crudele con Laeddis, l’episodio originario è drammatico e ne deriva la discesa inarrestabile verso la psicosi. Il modello stress-vulnerabilità spiega la devastazione dell’equilibrio premorboso del paziente che non è in grado di ricostruire se stesso a seguito dell’evento che vive.

Quando torna a casa e vede i suoi tre figli galleggiare ormai esanimi sul laghetto che fiancheggia la sua abitazione, sperimenta un senso di sbigottimento, di stupore, si affanna per cercare di salvarli, ma ormai è troppo tardi, guarda la moglie in preda al delirio, non sa spiegarsi cosa stia succedendo o perché sia successo. L’accaduto è strano, confonde, tutto è fortemente minaccioso e la difesa è l’uccisione della moglie.

Poi dà senso a ciò che sembrava averlo perduto, va alla ricerca di una donna che ha ucciso i suoi tre figli, è un agente che deve riportare la situazione alla normalità nell’ospedale dove succedono cose strane, dove vengono compiuti esperimenti umani, così come ha fatto la moglie, nel suo delirio, con i figli. L’interrogativo di Andrew con il quale si conclude il film sembra riproporre l’impossibilità di accomodare e assimilare ciò che è accaduto: «Cosa sarebbe peggio? Vivere da mostro o morire da persona perbene?».

 

Indicazioni per l’utilizzo

Buono per comprendere la genesi del delirio. Da non prescrivere a pazienti psicotici.

 

Trailer

 

BIBLIOGRAFIA

Coratti, B., Lorenzini, R., Scarinci, A., Segre, A. (2012) Territori dell’incontro. Strumenti psicoterapeutici, Alpes Italia, Roma.

 

Un articolo di Antonio Scarinci, pubblicato originariamente su State Of Mind, il Giornale delle Scienze Psicologiche