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Cinema e Psicologia: Il favoloso mondo di Amélie (2001)

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Ne Il favoloso mondo di Amélie la protagonista ha una storia di vita che non l’ha facilitata nell’acquisire abilità sociali; l’evitamento delle relazioni diventa per lei una strategia per non essere rifiutata.

 

Il favoloso mondo di Amélie

Film scritto e diretto da Jean-Pierre Jeunet ed interpretato da Audrey Tautou e Mathieu Kassovitz. Commedia. Francia 2001.

 

Trama

Amélie cresce in una famiglia composta da un padre medico molto originale e una madre nevrotica che muore in giovane età per un incidente. Il clima familiare è freddo. Il padre scambia le sue manifestazioni affettive per anomalie cardiache, il suo batticuore nelle rare volte che gli si avvicina per tachicardia. La bambina vive isolata, non frequenta la scuola, con l’unica presenza della madre, finché viva. In questo contesto persino il pesce rosso tenta in continuazione il suicidio.

Amélie, diventata una ragazza, si trasferisce a Parigi dove lavora come cameriera. Il giorno della morte di Lady Diana ritrova una scatoletta, che contiene dei giocattoli, dei piccoli ninnoli e varie cianfrusaglie. Si mette così alla ricerca del proprietario, di chi molti anni prima aveva nascosto quella piccola scatola dietro una piastrella del muro.

Lo trova, gli restituisce il “ricordo” e rimane talmente colpita dalla reazione dell’uomo che decide di dedicare il suo tempo a “rimettere a posto le cose” che non vanno nelle vite delle persone che le stanno vicino.

 

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Motivi di interesse

Amélie presenta un sé inadeguato, sollecita emozioni di pena e tenerezza. Procacci e Popolo (2003) illustrando la fenomenologia del disturbo evitante di personalità la descrivono così: “Questa ragazza è introversa, sensibile, attenta agli altri. Incapace di comunicare per imbarazzo e facilità alla vergogna, tende a fantasticare e a rimanere sola, limita i rapporti con gli altri allo stretto necessario”.

In effetti la ragazza ha difficoltà ad avvicinare i suoi interlocutori e molte scene del film rimandano un senso di inadeguatezza e il timore di essere esclusa con il quale la protagonista si confronta. La storia di vita di Amélie non l’ha facilitata nell’acquisire abilità sociali e l’evitamento delle relazioni diventa una strategia per non essere rifiutati. La scena del bistrot dove lavora da cameriera e dove dopo una serie di peripezie senza esporsi riesce ad incontrare un ragazzo di cui si è invaghita, è esemplificativa del ciclo disfunzionale degli evitanti. Amélie, in presenza del ragazzo, si trincera dietro la vetrina, nega di essere la ragazza che l’ha cercato, evita di svelarsi in un impaccio crescente.

 

Trailer

 

BIBLIOGRAFIA:

Coratti, B., Lorenzini, R., Scarinci, A., Segre, A., (2012) Territori dell’incontro. Strumenti psicoterapeutici, Alpes Italia, Roma.

 

Un articolo di Antonio Scarinci, pubblicato originariamente su State Of Mind, il Giornale delle Scienze Psicologiche