Lo psicologo giuridico e forense: capire il crimine

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Come pensa un criminale? Il suo comportamento è frutto di un calcolo o di impulsi emotivi? E che ruolo giocano le patologie psichiatriche? Questi sono solo alcuni dei quesiti che uno psicologo giuridico e forense deve risolvere nel suo lavoro, molti altri riguardano il punto di vista delle vittime, l’attendibilità dei testimoni, il contesto sociale, il funzionamento del sistema giuridico e la capacità di riabilitazione del sistema penitenziario. Le risposte possono arrivare dalla psicologia, ma anche da altre discipline come la sociologia e il diritto. Nel suo complesso, lo psicologo giuridico è quindi una professione altamente multidisciplinare che richiede una attenta preparazione.
 

 

Cosa ha studiato lo psicologo giuridico e forense?

Il punto di partenza più indicato per diventare psicologo giuridico e forense è conseguire la Laurea Magistrale in psicologia criminologica e forense, già attiva in alcune università italiane (ad esempio all’Università di Torino. In alternativa si può optare per un corso di Laurea Magistrale in psicologia e caratterizzarne il piano di studio con corsi, laboratori e ricerche monografiche in ambito criminologico. Un passaggio molto importante è quello degli stage e tirocini formativi, per i quali è consigliabile scegliere progetti in ambito carcerario o in realtà che si occupano del sostegno alle vittime. Anche la scelta dell’argomento di tesi è caratterizzante, perché permette una ulteriore focalizzazione. Esistono poi Corsi di Alta Formazione e Master Universitari specifici, che a loro volta aprono ulteriori opportunità di studio ed esperienza. Qualunque sia il percorso di studi, dal punto di vista teorico, uno psicologo giuridico e forense deve avere ottime basi di psicologia cognitiva, sociale, evolutiva, dinamica e della personalità. Alcuni dei temi da approfondire sono la presa di decisione, l’accuratezza della testimonianza, l’affidabilità dell’analisi delle informazioni, l’influenza sulla memoria di fattori personali e situazionali, le false credenze, le confessioni, il ragionamento giudiziario, l’effetto della testimonianza di esperti e periti.

 

Dove opera lo psicologo giuridico e forense?

Lo psicologo giuridico e forense opera in tutti gli ambiti che hanno a che fare con l’applicazione del diritto e l’esercizio della giustizia. Un suo ruolo tipico è quello del Consulente Tecnico nei processi dei Tribunali Ordinari, Penali, Civili e Minorili e cioè il CTU – Consulente Tecnico d’Ufficio, il CTPM – Consulente Tecnico del Pubblico Ministero e il CTP Consulente Tecnico di Parte. Altri contesti professionali tipici possono essere gli istituti carcerari e riabilitativi e, specularmente, tutte quelle realtà che si occupano del sostegno alle vittime di una tipologia di reato, per esempio le violenze domestiche. Può inoltre esercitare la professione nelle ATS e negli studi professionali che operano su problematiche legali in ambito familiare, assicurativo e lavorativo. Un altro filone è quello della ricerca all’interno di Università e centri studi pubblici e privati.

 

Di cosa si occupa lo psicologo giuridico e forense?

La materia di studio e lavoro di uno psicologo giuridico e forense è multiforme quanto può esserlo il movente di un crimine, le sue aree d’intervento principali sono la psicologia criminale, forense, penitenziaria e legale. La psicologia criminale si concentra sull’autore del reato, sia esso di tipo violento o manipolatorio, singolo od organizzato. La psicologia forense si occupa delle dinamiche che operano i partecipanti al processo: non solo gli imputati, ma anche le parti lese, i testimoni, gli avvocati e persino il giudice. La psicologia penitenziaria studia e interviene sulla persona in quanto condannata, in carcere o in un contesto riabilitativo. La psicologia legale, infine, si occupa dei meccanismi psicologici che regolano la comprensione, l’applicazione e gli effetti delle norme.