Bulimia nervosa: una ricerca conferma che è alimentata da bias cognitivi nell’osservazione del cibo e del corpo

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Nella bulimia nervosa entrano in gioco due distorsioni cognitive: nei confronti del cibo e verso il proprio corpo. Naturalmente il disturbo è più complesso e le cause più profonde, ma questa lettura, propria della Teoria Cognitivo Comportamentale, è un dato scientificamente accettato.

Secondo questo modello, la bulimia viene mantenuta e rafforzata da una visione deformante della realtà in cui il soggetto non riesce più a percepire in modo obiettivo se stesso e il cibo che mangia, ma scivola progressivamente in una rappresentazione fuorviante di questi elementi dominata dalla ossessione della forma fisica, del peso corporeo e dalle calorie. Il soggetto entra in un circolo vizioso fatto di “binge eating” e “purging” e cioè abbuffate compulsive seguite dalla pratica di “depurarsi” attraverso il vomito autoindotto o l’assunzione di diuretici e lassativi. Rompere questo circolo vizioso è estremamente importante dal punto di vista terapeutico perché consente di riavvicinare la persona a una visione più armonica di se’ stessa che, a sua volta, diventa un primo passo verso la riappropriazione dello stato di salute.

Una ricerca ha indagato questi aspetti confermando l’esistenza delle due distorsioni cognitive, alla sua realizzazione hanno partecipato più ricercatori tra cui Gabriele Caselli (Vice-direttore del Dipartimento di Psicologia di Milano della Sigmund Freud University) e Marcantonio Spada, (Professore di Addictive Behaviours and Mental Health alla School of Applied Sciences della London South Bank University e Docente alla Sigmund Freud University di Milano).

 

Le distorsioni cognitive nella bulimia nervosa

La ricerca Examining the relationship between selective attentional bias for food- and body-related stimuli and purging behaviour in bulimia nervosa è stata condotta da Ian P. Albery, Thomas Wilcockson, Daniel Frings, Antony C. Moss, Gabriele Caselli e Marcantonio M. Spada ed è stata pubblicata nel 2016 sulla rivista scientifica Appetite.

Lo studio ha analizzato le distorsioni cognitive verso il proprio corpo e il cibo su un campione di 45 donne in cura per bulimia nervosa, mentre altre 43 donne non affette dal disturbo costituivano il gruppo di controllo. Le distorsioni cognitive sono state valutate misurando i tempi di risposta alla domanda su quale fosse il colore delle singole parole scritte in un lista in cui, però, alcune parole indicavano elementi o aspetti legati a forma fisica e cibo: il leggero ritardo nella risposta indicava un’esitazione psicologica da parte del soggetto e, di conseguenza, un suo “bias cognitivo” nei confronti dell’argomento di quella parola e cioè il proprio corpo o il cibo.

La ricerca ha confermato la netta presenza nei soggetti bulimici delle due distorsioni cognitive con una differenza significativa: quella che riguarda il proprio corpo è la più diffusa ed evidente, ma quella sul cibo è direttamente proporzionale alla gravità della sindrome bulimica e alla frequenza dei fenomeni di “binge eating” e “purging. I risultati sono particolarmente interessanti dal punto di vista clinico perché aiutano il terapeuta a mettere a punto nuovi strumenti con cui valutare la presenza e la gravità del disturbo nei pazienti.

 

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