Disturbo d’Ansia Generalizzato (GAD): la relazione tra il contenuto dei pensieri d’ansia e i loro aspetti irrazionali e metacognitivi

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Nei disturbi d’ansia si identificano due fasi: prima si attiva nel soggetto una distorsione cognitiva sul significato di un evento che potrebbe coinvolgerlo e successivamente subentra il modo in cui lui stesso vive le proprie emozioni. In altre parole: una persona ansiosa prima inizia a preoccuparsi eccessivamente per qualcosa di brutto che potrebbe succedergli, poi si trova a ingigantire la sua ansia per il modo in cui lui stesso, interiormente, vive i propri sentimenti d’ansia.

 

L’ansia secondo le teorie CBT, REBT e MCT

Inserito fra gli sviluppi più avanzati del paradigma Cognitivo Comportamentale, questo modello dell’ansia si rifà a tre teorie interconnesse tra loro: la Teoria Cognitiva Comportamentale classica (CBT – Cognitive Behavioral Therapy), la Terapia Razionale Emotiva Comportamentale (REBT – Rational Emotive Therapy) e la Teoria Metacognitiva (MCT – Meta Cognitive Therapy).

La CBT si occupa della prima fase, detta di “Trigger”, mentre la REBT e la MCT sono utili per analizzare la seconda fase, in cui il sentimento d’ansia viene mantenuto e ingigantito. Più nel dettaglio, la CBT prende in considerazione il filtro cognitivo con cui il soggetto legge l’evento ansiogeno iniziale in base a due aspetti e cioè l’Intolleranza all’Incertezza (IU – Intolerance of Uncertainty) e l’Orientamento Negativo ai Problemi (NPO – Negative Problem Orientation). La REBT, invece, valuta la “razionalità” della risposta emotiva del soggetto in relazione alla sua visione del mondo da un lato e alla situazione reale dall’altro, mentre la MCT si focalizza sul suo atteggiamento nei confronti dei propri processi interiori. Una ricerca condotta da più docenti della Sigmund Freud University di Milano ha studiato le relazioni tra queste tre teorie nel caso specifico del Disturbo D’Ansia Generalizzato (GAD – General Anxiety Disorder).

 

La ricerca sul Disturbo d’Ansia Generalizzato alla quale hanno partecipato i docenti SFU

Lo studio Irrational and Metacognitive Beliefs Mediate the Relationship Between Content Beliefs and GAD Symptoms: A Study on a Normal Population è stato pubblicato nel 2016 sul Journal of Rational-Emotive & Cognitive-Behavior Therapy. La ricerca è la prima a occuparsi specificatamente di questi aspetti e ha visto la partecipazione di Giovanni Maria Ruggiero, Andrea Bassanini, Maria Chiara Benzi, Francesca Boccalari, Elisabetta Caletti, Gabriele Caselli e Sandra Sassaroli, Direttore del Dipartimento di Psicologia di Milano della Sigmund Freud University.

La ricerca ha coinvolto 149 soggetti non clinici, a cui sono stati stati somministrati quattro questionari specifici, in grado di valutare 4 aspetti distinti e cioè: intolleranza all’incertezza, orientamento negativo ai problemi, razionalità della risposta emotiva e aspetti metacognitivi. Attraverso un’analisi statistica detta “regressiva” è stato studiato il modo in cui si relazionano tra loro il primo livello, relativo a contenuti iniziali, e il secondo livello, in cui entrano in gioco risposta emotiva e metacognizioni del soggetto. I risultati hanno confermato il modello in due fasi ipotizzato per il Disturbo d’Ansia Generalizzato.

 

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