Essere incompetenti e credersi molto abili: l’effetto Dunning-Kruger

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L’effetto Dunning-Kruger è una distorsione cognitiva grazie alla quale le persone non esperte in qualcosa tendono a sopravvalutare le proprie capacità, considerandosi, per contro, degli esperti. Quindi, si ha a che fare con persone incompetenti, o carenti in alcuni ambiti, che si dimostrano estremamente supponenti e sicuri di sapere qualsiasi cosa. Tale distorsione è il risultato di un deficit metacognitivo che porta il soggetto a iper-valutare positivamente delle competenze che, in realtà, non possiede.
Questo effetto è stato studiato nel 1999 da David Dunning e Justin Kruger, ricercatori americani della Cornell University.

 

Riferimenti storici

I due ricercatori Dunning e Kruger avevano individuato affermazioni a sostegno dell’effetto, che porta il loro nome, già in Charles Darwin, secondo il quale l’ignoranza genera maggiore fiducia che la conoscenza, e in Russell, supportando l’opinione secondo la quale chi afferma di sapere è stupido, mentre quelli con immaginazione e comprensione sono pieni di dubbi e di indecisioni. Anche Shakespeare sosteneva che il saggio sa di essere stupido e lo stupido, invece, crede di essere saggio; Socrate, ancora, affermava che il sapere di non sapere rende l’uomo più incline e non cercare di implementare la sua conoscenza.

Partendo da queste basi teoriche, i due ricercatori proseguirono empiricamente per sostenere quanto a livello teorico affermavano.

 

Origine

Tutto è nato quando Dunning un giorno lesse una notizia in cui si raccontava di un furto praticato da un commesso di 44 anni che aveva eseguito una rapina in due banche a viso scoperto e in pieno giorno, finendo poi per essere, repentinamente, arrestato. Il commesso, aveva confessato, dunque, di non avere usato alcuna maschera per effettuare le rapine, ma di avere semplicemente cosparso il suo viso con il succo di limone, aspettandosi che ciò lo rendesse invisibile alle telecamere di sicurezza.
Il commesso-ladro, inoltre, aveva riferito che alcuni suoi amici gli avevano parlato di questo trucco e per verificarne la veridicità si cosparse il viso con del succo di limone. Subito dopo, si scattò una foto nella quale non apparse il suo volto, solo ed esclusivamente perché avendo il limone negli occhi non era riuscito a inquadrare in viso, puntando verso l’alto la macchina fotografica.
I due ricercatori, il professore e il suo discepolo, di conseguenza, si chiesero quale fosse stata la logica che portò il commesso a credere in tutto questo. Così, decisero di spiegare tale effetto misurando empiricamente il livello di competenza che ciascuno crede di avere e di confrontarlo con la reale competenza posseduta.

 

Ipotesi e studi

I due ricercatori Dunning e Kruger, dunque, verificarono il fenomeno descritto attraverso la realizzazione di una serie di esperimenti nei quali utilizzarono come stimoli la lettura, la pratica degli scacchi e del tennis.
Dunning e Kruger, per questo, reclutarono degli studenti iscritti ai primi anni di psicologia per verificare le loro capacità di ragionamento logico, grammaticale e umoristico.

Ai partecipanti agli esperimenti, dopo essere venuti a conoscenza del punteggio totalizzato ai test, era chiesto di dare una valutazione della loro performance. Si ottenne che il gruppo dei “competenti”, coloro che avevano ottenuti punteggi migliori, stimava correttamente le risposte date, mentre quello dei “non competenti”, che aveva ottenuto pessimi punteggi, continuava a sopravvalutare il proprio livello prestazionale. Quindi, le persone più esperte di altre, tendono a sottovalutare la propria competenza, mentre chi non ne ha crede di essere assolutamente competente.
Inoltre, i due ricercatori avevano osservato che gli studenti altamente incompetenti miglioravano la propria abilità nell’autovalutazione a seguito di una minima introduzione alla materia o alla competenza nella quale difettavano, e questo si verifica indipendentemente dai miglioramenti ottenuti nella competenza vera e propria.

Alla fine degli esperimenti, i ricercatori sostennero che le persone, spesso, non sono capaci di riconoscere la propria incompetenza, tendono a non riconoscere la competenza delle altre persone, non sono in grado di prender coscienza di quanto risultano incompetenti in un determinato ambito e se implementano la propria competenza, risulteranno capaci di riconoscere e accettare quanto fossero incompetenti in precedenza.

Dunning e Kruger cercarono, inoltre, di spiegare l’origine di questo fenomeno. Essi sostennero che il bias cognitivo in questione si genera poiché non è possibile rendersi conto che si stia facendo male qualcosa se non si possiede la consapevolezza di quale possa essere il modo corretto per poterla svolgere.
Quindi, le persone inesperte tenderebbero a sovrastimare il proprio livello di abilità, non si renderebbero conto dell’effettiva capacità degli altri, non sono consci della propria inadeguatezza e, qualora ricevessero un addestramento per l’attività in questione, non riconoscerebbero la propria precedente mancanza di capacità.

Dunning ha proposto di equiparare questo effetto alla anosognosia nella vita quotidiana, condizione in cui una disabilità fisica derivante da una lesione cerebrale porta il paziente a non riconoscere e a non essere consapevole di avere un deficit neurologico.

Nel 2000 Dunning e Kruger ricevettero il premio Ig Nobel per la Psicologia grazie alla pubblicazione dell’articolo: “Unskilled and Unaware of It: How Difficulties in Recognizing One’s Own Incompetence Lead to Inflated Self-Assessments”.

 

Conclusioni

Il fenomeno descritto è anche conosciuto con il nome di sindrome dell’impostore, per cui chi soffre di questa sindrome tende a sovrastimarsi sentendosi superiore agli altri.
L’espressione “sindrome dell’impostore” fu coniata, però, da Suzanne Imes e Pauline Rose Clance alla fine degli anni Settanta, quando le due psicoterapeute della Georgia State University, analizzarono il comportamento di un gruppo di donne in ruoli di responsabilità e individuarono il verificarsi di questo bias cognitvo.

 

Francesca Fiore

 

Bibliografia

Ames, D. R., Kammrath, L. K. (2004). Mind-Reading and Metacognition: Narcissism, not Actual Competence, Predicts Self-Estimated Ability. Journal of Nonverbal Behavior, 28, (3), 187-209. DOI:10.1023/B:JONB.0000039649.20015.0.