Lo Psicologo dell’Emergenza: aiutare le vittime di catastrofi e conflitti

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Lo Psicologo dell’Emergenza interviene nelle aree colpite da catastrofi naturali, disastri e conflitti per prestare un primo aiuto psicologico alle vittime e ai loro familiari e sostenere i soccorritori.

Il cuore del suo lavoro consiste nell’aiutare la popolazione ad affrontare le fasi acute del trauma e ritrovare la capacità di decisione e azione, rafforzando le risorse interne agli individui e alla comunità. Successivamente, segue le persone colpite dalla crisi aiutandole a ritrovare un nuovo equilibrio e una visione del futuro. Normalmente opera all’interno di squadre di soccorso interforze composte da Esercito, Polizia, Vigili del fuoco, personale medico e volontari, contribuendo all’organizzazione delle operazioni di soccorso e alla comunicazione dei rischi e delle conseguenze. La sua preparazione è multidisciplinare e comprende conoscenze di Medicina, Pronto soccorso e sicurezza, oltre a un solido addestramento all’azione nelle aree di rischio naturale, industriale o bellico. Gli è richiesta una forte flessibilità e una grande capacità di adattamento a situazioni impreviste. Lo Psicologo dell’Emergenza è una figura sempre più richiesta negli interventi di soccorso alle aree di crisi anche se, purtroppo, in Italia non è ancora pienamente riconosciuta.

 

Cosa ha studiato lo Psicologo dell’Emergenza?

Lo Psicologo dell’Emergenza ha conseguito una Laurea Magistrale in Psicologia e superato l’Esame di Stato, per poi iscriversi all’Albo professionale degli psicologi nella categoria A, che dà diritto a svolgere la libera professione. Il consiglio per gli studenti interessati a seguire questa carriera dopo la Laurea, come sempre, è quello di iniziare il prima possibile a personalizzare il proprio piano di studi con le materie caratterizzanti la Psicologia dell’Emergenza e cioè Psicologia clinica e dinamica, Psicologia dello sviluppo e dell’educazione, Psicologia sociale, del lavoro e delle organizzazioni e, naturalmente, Psicologia delle emergenze.

Altrettanto importante è abbinare alla preparazione universitaria classica un training teorico-pratico sulle tecniche di pronto soccorso medico e sull’organizzazione dei soccorsi in aree di crisi, ad esempio effettuando periodi di volontariato o Servizio Civile in organizzazioni come la Croce Rossa e la Protezione Civile. Fondamentale, in questo caso, sarà svolgere stage e tirocini in organizzazioni che intervengono sulle emergenze. Dopo la laurea, inoltre, è consigliabile frequentare un Master specialistico di II Livello. Un discorso a parte, ma altrettanto importante riguarda la frequenza di una Scuola di specializzazione in Psicoterapia: passaggio obbligatorio per poter operare sul campo come Psicoterapeuta.

 

Dove opera lo Psicologo dell’Emergenza?

Lo Psicologo dell’Emergenza può lavorare nel Sistema Sanitario Nazionale, nelle Forze dell’Ordine e nell’Esercito o in organizzazioni umanitarie impegnate nelle aree di crisi. Può anche operare come libero professionista o collaborare con soggetti no profit. Per quanto riguarda l’Italia, però, va specificato che per questa figura al momento non esiste un inquadramento professionale pienamente regolarizzato per cui le possibilità di impiego nel privato si riducono sensibilmente. Per lo Psicologo dell’Emergenza rimane però aperta la possibilità di essere impiegato come volontario beneficiando dei vantaggi di legge riconosciuti agli operatori della Protezione Civile, come il riconoscimento del mancato guadagno al proprio datore di lavoro o, se libero professionista, a lui stesso. La soluzione di questi aspetti legali potrebbe però essere vicina poiché il pieno riconoscimento della figura di Psicologo dell’emergenza è sollecitata da Decreti del Governo e da Direttive dell’Unione Europea.

 

Di che cosa si occupa lo Psicologo dell’Emergenza?

Lo Psicologo dell’emergenza interviene sui disturbi da stress intenso causati da forti eventi traumatici collettivi, come catastrofi naturali, disastri tecnologici, crisi ambientali, epidemie, attacchi terroristici o eventi bellici. Il suo primo compito è impostare sul campo un “pronto soccorso psicologico” per dare aiuto nelle fasi acute dello stress e del lutto, riducendo il rischio che successivamente insorgano disturbi cronici.

In questo ruolo lo Psicologo dell’Emergenza è supportato da una serie di conoscenze, tecniche e strumenti consolidati che dovrà adattare alle situazioni specifiche. Un aspetto importante del suo lavoro è individuare i fattori di rischio ambientali, sociali e individuali presenti nel contesto di crisi in cui opera e, sulla base di questi, impostare un sorta di “triage” nella popolazione colpita che permetta di fornire le cure prioritarie alle fasce più fragili. Un compito altrettanto importante del lavoro di Psicologo dell’emergenza è dare supporto a professionisti e volontari impegnati nelle operazioni di soccorso, aiutandoli ad affrontare psicologicamente la sofferenza delle vittime così come la propria tensione, riducendo il rischio di burnout. Un aspetto particolare del suo ruolo nelle operazioni di soccorso è la cura della comunicazione dei rischi e delle conseguenze generate dall’emergenza, aspetto importante per prevenire il diffondersi di panico e peggiorare la situazione. Il ruolo dello Psicologo dell’emergenza continua anche dopo il momento di crisi poiché comprende l’accompagnamento dei soggetti nel percorso di recupero della propria autonomia.